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#Traveldiary - Tappa 2: Roma, non fare la stupida domani (pt.2)

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"Muore un albero, si sveglia una nazione (Nazim Hikmet)"

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I am bored with fever…

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Il cromatismo di Dafne Lopiano (di LaMaisondesArtistes)

Fonte: youtube.com
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“Il est interdit d’interdire” ovvero “Vietato vietare” così recitava uno slogan del maggio rivuluzionario francese del 1968.
Il 12 maggio 2013, un altro corteo attraversa Roma, ma questa volta macchia di infamia e vergogna in maniera quasi indelebile questa meravigiosa città.Chi sfila sono obiettori di coscienza, antiabortisti, realtà ultracattoliche e/o dichiaratamente fasciste, tutti uniti in una follia collettiva per ribadire la ferma opposizione all’indipendenza femminile, allo sviluppo dell’essere donna come individuo, alla libertà di scelta, al diritto all’aborto, alla libertà del corpo, all’identità sessuale.
Hanno marciato anche l’anno scorso, esibendo foto di feti insanguinati, urlando “puttane assassine” alle femministe romane che li hanno giustamente contestati. In questi insulti è caduta la loro vera maschera, rivelando la loro vera identità.
E’ questo il loro concetto di donna libera, di donna indipendente, di donna che dice NO alla schiavitù dello status patriarcale che ci vuole dominate, che vuole controllare i nostri corpi e le nostre anime. Una donna libera è “una puttana”! 
Questa Marcia è un inno all’odio, alla misoginia, all’omofobia militante, alla violenza, allo stupro ideologico. 
Sfilano per abolire la libertà delle donne di decidere come, quando e se avere figli, promuovendo messaggi socialmente disastrosi e devastanti, come la negazione della contraccezione e l’obiezione di coscienza.
Questa Marcia genera i mostri che uccidono le donne e fanno crescere i numeri di questa battaglia sorda che è il femminicidio, perchè alimenta il disprezzo di genere.
Questa Marcia vuole la limitazione dei diritti delle donne e l’uso strumentale del servizio pubblico sanitario imponendo dettami ideologici e cattolici che non rispettano la vita delle donne, ma che le vuole macchine “sforna figli” senza identità.
Privare la libertà di gestire il proprio corpo e la propria sessualità è violenza sulle donne, femminicidio morale e sociale.
E non è un caso che sia stato scelto proprio il 12 maggio per sfilare. Per tutte/i noi oggi è una data simbolica, dolorosa ed importante: l’anniversario di un’enorme manifestazione per il divorzio, avvenuta nel 1977, finita con il corpo senza vita a terra di Giorgiana Masi, studentessa di soli 19 anni, ammazzata dal piombo di Stato, che ancora oggi copre in un silenzio assordante la verità. A questo scempio medievale è permesso di “marciare”, mentre la questura ha vietato il corteo in ricordo di Giorgiana.

Il est interdit d’interdire” ovvero “Vietato vietare” così recitava uno slogan del maggio rivuluzionario francese del 1968.

Il 12 maggio 2013, un altro corteo attraversa Roma, ma questa volta macchia di infamia e vergogna in maniera quasi indelebile questa meravigiosa città.
Chi sfila sono
obiettori di coscienza, antiabortisti, realtà ultracattoliche e/o dichiaratamente fasciste, tutti uniti in una follia collettiva per ribadire la ferma opposizione all’indipendenza femminile, allo sviluppo dell’essere donna come individuo, alla libertà di scelta, al diritto all’aborto, alla libertà del corpo, all’identità sessuale.

Hanno marciato anche l’anno scorso, esibendo foto di feti insanguinati, urlando “puttane assassine” alle femministe romane che li hanno giustamente contestati. In questi insulti è caduta la loro vera maschera, rivelando la loro vera identità.

E’ questo il loro concetto di donna libera, di donna indipendente, di donna che dice NO alla schiavitù dello status patriarcale che ci vuole dominate, che vuole controllare i nostri corpi e le nostre anime. Una donna libera è “una puttana”!

Questa Marcia è un inno all’odio, alla misoginia, all’omofobia militante, alla violenza, allo stupro ideologico.

Sfilano per abolire la libertà delle donne di decidere come, quando e se avere figli, promuovendo messaggi socialmente disastrosi e devastanti, come la negazione della contraccezione e l’obiezione di coscienza.

Questa Marcia genera i mostri che uccidono le donne e fanno crescere i numeri di questa battaglia sorda che è il femminicidio, perchè alimenta il disprezzo di genere.

Questa Marcia vuole la limitazione dei diritti delle donne e l’uso strumentale del servizio pubblico sanitario imponendo dettami ideologici e cattolici che non rispettano la vita delle donne, ma che le vuole macchine “sforna figli” senza identità.

Privare la libertà di gestire il proprio corpo e la propria sessualità è violenza sulle donne, femminicidio morale e sociale.

E non è un caso che sia stato scelto proprio il 12 maggio per sfilare. Per tutte/i noi oggi è una data simbolica, dolorosa ed importante: l’anniversario di un’enorme manifestazione per il divorzio, avvenuta nel 1977, finita con il corpo senza vita a terra di Giorgiana Masi, studentessa di soli 19 anni, ammazzata dal piombo di Stato, che ancora oggi copre in un silenzio assordante la verità. A questo scempio medievale è permesso di “marciare”, mentre la questura ha vietato il corteo in ricordo di Giorgiana.